Estratto dal catalogo Gubbio ’76
Coordinamento critico e redazione del catalogo: Enrico Crispolti

“STRUTTURA SIMBOLICA”

Premessa
Il mio lavoro, iniziato all’interno del linguaggio con l’analisi-metamorfosi della parola, si è andato man mano restringendo all’uso di poche forme e materie semplici, che scelgo per la loro capacità comunicativa sul piano del simbolico. La lettera “o”, iniziale del vocabolo “origine” e segno di alternativa (o oppure) si è andata a poco a poco convertendo, nei miei testi logoiconici, nell’immagine stessa dell’uovo. Contemporaneamente, l’uso di marmi e pietre per metaforizzare la forma del libro mi ha condotto a riconoscere nella lapide, così com’è intesa nel mondo occidentale, un’immagine segnica con plurime potenzialità semantiche contrapposte al significato della forma ovale. Il mio lavoro ora si fonda sulla duplice simbologia: incontro, scontro, scambio, reciproca assimilazione di uovo e lapide: inizio e fine, genesi e cultura, fragilità e fossilizzazione, nascosto e palese. L’uovo corrotto, inquinato, simbolo dell’attuale degradazione del primario, si trasformerà a poco a poco nella propria assenza, il buco nero, lo zero. Mentre la lapide, residuo segnico delle Tavole della Legge, si trasformerà gradualmente assumendo su di sé il peso della memoria nei segni della poesia.
Uno dei punti di fusione di uovo e pietra l’ho immaginato per un luogo che avesse forte pregnanza simbolica. Gubbio, città consacrata dalla leggenda del lupo, mi ha offerto la possibilità di realizzare l’uovo-lapide. L’idea di questa struttura simbolica mi è stata suggerita dai parallelepipedi di pietre addossati lungo gli argini della ferrovia per trattenere le frane.

Progetto mentale
Un uovo di sassi, eretto, grande come una figura umana. Una controlapide tautologica: una iperlapide. Oggetto ne è la “lapidata” per antonomasia, la cui ribellione è stata chiusa in una frana di “lapidi”. Ognuno dei sassi, pur evidenziando un peso schiacciante, non supera la misura di quanto può essere afferrato da una mano. Uno reca la dedica all’adultera e non è posto in piena evidenza, per non ostacolare il richiamo della struttura a plurimi significati di vitalizzazione del represso e preistoria del vitale. La misura allude alla giustiziata rialzata negli strumenti della sua esecuzione (le armi primarie della folla, schegge delle Tavole): la forma stabilisce un simbolo di parità. L’uovo, infatti, fissa un momento plastico di convergenza tra segni del maschile e del femminile, qui evidenziati dal fuori-scala: proiezione e protezione, campanile e cupola.

Progetto grafico
La dilatazione di un’immagine nota agisce in senso deformante sulle capacità psicoassociative e richiede perciò un riadattamento delle proporzioni. È stato scelto un contorno ovoidale altrettanto lontano da una forma arrotondata che potesse ricordare la capanna quanto da una forma appuntita che, nel rivestimento di pietre-scaglie, potesse ricordare la pigna. L’uovo mediano che ne è risultato è certamente diverso dall’uovo naturale ma vicino all’idea di uovo per così dire totemica, di segno inciso nell’inconscio attraverso le stratificazioni del percepito.

Sede
E’ presumibile che le lapidazioni avvenissero alle mura delle città, in piccole piazze dove il bersaglio non potesse facilmente sfuggire e l’esecuzione non costasse fatica. E’ stata perciò scelta una piazzetta triangolare fuori della Porta di S.Ubaldo, con dislivelli che formano un piedestallo naturale. Da un lato lo sfondo è dato dalla chioma di un albero di fico. Dall’altro, da un alto muro di pietre.

Esecuzione
Lo scheletro ligneo realizzato dal carpentiere nella misura da me richiesta mi ha permesso di verificare che la struttura portante dell’uovo è la matrice di molti moduli architettonici: il sesto acuto, l’arco romanico, la volta. Ho notato, in fase di costruzione, che gli spicchi che compongono radialmente-verticalmente l’ossatura lignea dell’uovo sono altrettanto “D” maiuscole, mentre i segmenti che vi si incastrano perpendicolarmente sono altrettanto “i” ed “o” minuscole. Insomma, sul pancone del carpentiere ho riconosciuto la prima poesia visuale da me composta dieci anni or sono con la parola italiana “Dio” rotta e moltiplicata: qui trasformata nella pluralità unificante della terza dimensione. Il rivestimento della superficie è stato compiuto a mano libera dallo scalpellino senza la minima alterazione della curvatura del profilo. La pietra bianca e rosa, prelevata a lastre alla vicina Cava della Vaccara, presta l’esatta connotazione cromatica dell’uovo. La sistemazione delle pietre su alcune linee direttrici-spacchi suggerisce un guscio sul punto di aprirsi per la spinta interna della nascita; alcuni sassi a coltello sollecitano la lettura del muro a secco cancellando il ricordo del mosaico, e l’inserimento incongruo di pietre grigie incrocia l’asprezza della realtà pietra sulla realtà uovo, evidenziando la concretezza incontrollabile della materia sulla nettezza mentale della forma.

Collocazione critica
Questo oggetto porta a interagire con un intervento concettuale segni preesistenti (plastici, materici, verbali: uovo, pietra, lapide, lapidata) perciò può ascriversi all’ambito creativo della poesia, come le strutture rituali del collettivo nel lontano passato. La mia astensione da ogni diretto apporto costruttivo-manuale è stata dichiarata dalla firma al plurale: il mio nome è stato inciso accanto a quello della Cooperativa Edile Eugubina.